La giornata inizia presto, con quell’aria fresca di montagna che fa capire subito che non sarà un giro qualunque. L’obiettivo è salire verso il Colle del Sommelier, una meta che molti appassionati di fuoristrada sognano almeno una volta.

Partiamo da casa ma l’avventura comincia sopra Bardonecchia, lasciando lentamente il paese alle spalle. Nei primi chilometri si guida rilassati, poi la pista cambia carattere. Lo sterrato diventa più irregolare, compaiono pietre più grandi e i tornanti iniziano a stringersi mentre saliamo dentro il paesaggio alpino della Val di Susa.
Si entra gradualmente in quella modalità tipica della guida off-road di montagna: meno velocità, più attenzione. Non è una strada dove si forza il mezzo, ma dove si lavora di traiettorie e pazienza. I fuoristrada con DNA storico da esplorazione — come quelli legati alla tradizione Land Rover — qui si muovono con naturalezza, ma la vera differenza la fa sempre chi è al volante.


Salendo di quota il paesaggio cambia velocemente. Gli alberi spariscono, restano roccia, ghiaia, neve (nonostante sia settembre) e cielo. Sopra i 3000 metri l’ambiente diventa più severo: il vento è più freddo, l’aria più sottile e il meteo può cambiare in fretta.
Quando ci fermiamo per una pausa, il silenzio è la cosa che colpisce di più. Davanti si aprono le creste di confine tra Italia e Francia, e da quassù tutto sembra più lontano, più semplice.
Il Sommelier non è un percorso estremo, ma non è neanche una passeggiata. È il classico itinerario dove serve rispetto per la montagna e per la pista. Proprio per questo dà molta soddisfazione: si guida davvero, si vive l’alta quota e si torna a casa con la sensazione di aver fatto qualcosa di concreto, non solo turistico.
La discesa riporta lentamente verso il verde, poi verso il paese. Ma resta quella sensazione tipica delle gite riuscite: stanchezza buona, polvere addosso e la voglia, già mentre si scende, di tornare su un’altra volta.




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